Rendimento di un conto corrente: cos’è?

Quando si parla di conti correnti convenienti, spesso si fa riferimento alla convenienza complessiva del conto, che tiene conto dei costi, degli interessi maturati in un determinato periodo di tempo e dei servizi che quel conto corrente è in grado di fornire. Un discorso a parte merita però il rendimento dei conti correnti, un fattore che non andrebbe mai trascurato nella scelta del conto corrente.

Partiamo dalla definizione di rendimento del conto corrente. Il rendimento, secondo la definizione del dizionario può essere indicato come la funzionalità o l’efficienza correlata alla convenienza. Nel caso di un conto corrente possiamo quindi dire che il rendimento è il possibile ricavo che si ottiene dal conto, al netto delle spese necessarie per ottenerlo.

Differenza tra rendimento e tasso di interesse

Il rendimento non equivale al tasso di interesse riconosciuto sul conto corrente. Questa cifra, più o meno elevata a seconda del deposito presente sul conto, degli interessi e del tempo di permanenza della cifra sullo stesso conto corrente è infatti una cifra lorda, che non tiene conto dei costi sostenuti per il conto corrente.

Diversamente il rendimento considera le cifre corrisposte dalla banca per le somme depositate (cioè gli interessi) dalle quali vanno sottratte tutte le spese necessarie per il mantenimento del conto. Un conto corrente ad alto rendimento è quindi un conto che presente un gap molto ampio tra gli interessi attivi proposti e i costi di gestione. Vediamo ora quali sono le spese principali a cui un correntista deve fare attenzione per calcolare il rendimento del proprio conto.

Le spese per il conto corrente

La prima spesa alla quale fare attenzione è quella relativa al canone di tenuta e di gestione del conto corrente. Solitamente questa spesa varia da zero a pochi euro mensili, ma potrebbe raggiungere anche cifre elevate per i conti più complessi e con funzionalità avanzate. Le spese per il conto corrente non sono invece previste per i conti correnti a zero spese.

Alcuni conti correnti, compresi quelli a zero spese, applicano costi aggiuntivi per i servizi, che in molti casi potrebbero arrivare anche ad annullare il rendimento del conto corrente. Un’altra spesa da non trascurare è quella relativa alla tassazione su conti correnti. La banca è tenuta a comunicare periodicamente la presenza di eventuali spese correlate al conto corrente, come ad esempio l’imposta di bollo. Anche in questo caso talvolta le imposte annullano di fatto il rendimento, al punto che potrebbe essere più conveniente valutare un conto che comprenda queste spese, disponibile sia per con conti tradizionali che con conti correnti online.

Come trovare il miglior rendimento sul conto corrente?

Per individuare il conto corrente che permetta di ottenere il maggiore rendimento è innanzitutto necessario prendere in considerazione i conti che riconoscono un tasso di interesse, più o meno elevato. Si considerino inoltre le spese necessarie per la tenuta del conto corrente, come ad esempio i canoni mensili e le imposte, come spiegato nel paragrafo precedente. Dopo aver calcolato la somma media che rimane sul conto corrente, si calcolino gli interessi annui, secondo la formula che spieghiamo nel dettaglio nella scheda specifica. Sottraendo dagli interessi le spese per il conto e le tasse, si otterrà quindi il rendimento per la cifra depositata.

A cosa fare attenzione nel calcolo del rendimento

Nel paragrafo precedente non abbiamo preso in considerazione ulteriori spese che potrebbero essere presenti, e che possono variare da conto a conto e da banca a banca. Il calcolo non tiene infine conto della tassazione derivante da eventuali dichiarazioni dei redditi o da tassazioni derivanti dalle operazioni finanziarie, un settore troppo complesso e di poco interesse per la maggior parte dei correntisti per essere trattato in questa sede.